Possiamo partire dalla rivoluzione scientifica del ‘600 per capire molti aspetti della mentalità dell’uomo contemporaneo. Egli è talmente abituato a “servirsi” della natura da non riflettere sul concetto di uomo “dominatore. Il dominio sulla natura è iniziato con il “vecchio” Umanesimo, quando l’uomo si è ritagliato una posizione privilegiata ed è diventato più ambizioso; esso ha fatto la sua prima comparsa con la nascita della magia (intesa dal punto di vista filosofico) e ha raggiunto il culmine con la famosa affermazione di Bacone “Sapere è potere”, secondo la quale è possibile e lecito sfruttare la natura con l’aiuto della scienza. Anche l’idea di dominio dell’uomo sull’uomo rientra nello stesso atteggiamento e neppure essa è stata totalmente abbandonata. Questo comportamento dissennato non tiene conto delle ripercussioni negative che i danni alla natura sono destinati ad avere sull’uomo stesso, condannato ad affrontare i gravi disagi che si accompagnano ai rapidi cambiamenti climatici e, in un futuro non troppo lontano, costretto a vivere in condizioni malsane. Il processo di modernizzazione avvenuto nel ‘600 ha portato, quindi, l’ inizio di un processo irreversibile ( come lo definirà lo storico Toqueville ) dal quale l’ uomo non sarà più in grado di liberarsi . Solo la nascita di un nuovo Umanesimo potrà aiutare l’ uomo e le nuove generazioni a comprendere la gravità del fatto di ignorare l’ etica ambientale.

Sarebbe bello ritornare a quell’armonia originaria che legava i nativi Pellirossa alla natura: loro vedevano  quest’ultima come un qualcosa di potente e superiore, addirittura la temevano. I Pellirossa hanno sempre rispettato la natura prendendo da essa solo ciò che gli serviva veramente, senza esagerare. Noi uomini continuiamo a sfruttarla senza pensare alle conseguenze delle nostre azioni, dando per scontato che le risorse naturali non finiranno mai. E questo perché? Perché bisogna guadagnare, guadagnare e ancora guadagnare denaro. Tutti gli uomini sono per natura avidi e questa avidità li porta a non considerare minimamente il benessere di un pianeta che li ospita, sottolineando la parola “ospita”; noi infatti consideriamo la Terra di nostra proprietà, senza pensare a rispettarla.

I danni fatti dall’uomo difficilmente potranno essere risolti, ma, se non altro, si potrà evitare un ulteriore peggioramento della situazione, intervenendo anche con piccole azioni.

Ovvio, il cambiamento non avverrà domani, la settimana prossima e magari nemmeno tra 10 anni, ma spetta a noi far tesoro di ciò che oggi stiamo studiando e trasmetterlo alle generazioni future.

(Signorelli, Niccolai, Barbieri, Zanin)

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