Strano e in alcuni tratti angosciante, “Segnali dal futuro” è un film che, sebbene sia costruito su una storia insolita, vuole far riflettere su quanto siamo esposti ai pericoli della natura. Inizialmente non si capisce qual è il vero scopo del racconto, anzi l’attenzione viene proprio deviata su altri aspetti e non si colgono particolari che sono fondamentali.
Siamo nel 2009, è ottobre e le temperature sono tipicamente estive (sintomo che c’è qualcosa d’insolito).
Un bambino di nome Caleb, figlio dell’astrofisico John Koestler, dopo una cerimonia scolastica, riceve un disegno, che insieme ad altri, è rimasto sepolto per cinquanta anni in una capsula del tempo. La sfortuna, o la fortuna vuole che questo non sia un disegno normale, ma una serie di numeri apparentemente scritti senza senso. Cinquant’anni prima, i bambini della stessa scuola di Caleb avevano fatto questi disegni da inserire nella capsula, ma non tutti: una bambina, infatti, si era dimostrata molto inquietante scrivendo qualcosa di insensato e strano, ovvero quei numeri.
Si scoprirà poco per volta, per pura curiosità di John, che essi, codificati, rappresentano tutte le stragi o le catastrofi accadute nel giro di cinquant’anni in tutto il mondo, con date, numero di morti e coordinate geografiche.
L’astrofisico è sbigottito e spaventato anche perché scopre che tre eventi non sono ancora accaduti.
Dopo pochi giorni due delle stragi mancanti si verificano e John non può fare niente per evitarle, nonostante l’anticipo.
La terza, dopo una serie di incontri con strani soggetti, e scoperte sconvolgenti, si rivela essere la distruzione della terra per effetto del brillamento del sole: ecco svelato il perché di quel clima insolito.
Alla fine quindi esso si dimostra un tipico film apocalittico che però ci fa riflettere sulla nostra condizione precaria rispetto alla natura che, in ogni momento, può farci del male senza che noi ci possiamo opporre.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*