Salvatore Natoli, in un’intervista, ha affrontato  il rapporto uomo-ambiente, sostenendo che  l’uomo non è e non deve ritenersi “signore della natura”, ma, piuttosto,  “momento della natura”.

Con questo intende dire che l’uomo non è qualcosa al di sopra della natura e del mondo, ma parte di questi senza i quali egli stesso non esisterebbe. Inoltre, anche all’interno della natura, non si tratta di un essere dominatore di ogni altro, ma membro di un molto più complesso insieme, a cui appartengono anche altri esseri viventi aventi tutti qualcosa in comune: la vita sulla Terra. Il rapporto tra questi e l’ambiente chimico-fisico costituisce l’ecosistema, il cui equilibrio è necessario per la sopravvivenza. Questa stabilità può, però, essere compromessa solo dall’uomo; infatti si tratta dell’unico essere dotato di ragione, il cui comportamento, non derivando unicamente dall’istinto, può risultare, in molti casi, dannoso per l’ecosistema.

Si può, perciò, parlare di etica per l’ambiente facendo riferimento ad una responsabilità che l’uomo ha rispetto a questo. Si tratta, però, di un’etica recente, in quanto l’uomo si è preso questa responsabilità solo negli ultimi anni, durante i quali, grazie al progresso scientifico, ha potuto analizzare lo “stato di salute” del nostro ecosistema. Poiché quest’ultimo è risultato particolarmente preoccupante, è stato necessario porre dei limiti alla libertà dell’azione umana sull’ambiente che lo circonda.

Infatti, se l’uomo è parte del mondo e la sua esistenza deriva da questo, è tenuto, per realizzare sé stesso, a conservare l’ambiente della sua realizzazione: se l’ambiente muore anche l’uomo è destinato a tale fine.  Si tratta, perciò, di un rapporto molto stretto tra l’etica e l’ecologia: se per quest’ultima, infatti, si intende quella sensibilità riguardo i problemi e la difesa della natura, rientra perfettamente nel raggio della responsabilità che l’uomo si assume al fine di preservare la sua stessa esistenza.

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