L’umanità,anzi,  noi, nel 2011, siamo a questo punto: siamo dentro l’egemonia del mondo della tecnica, un mondo che ha 100-150 anni. Non si può dire che con la tecnica non si vuole avere a che fare. La tecnica è una necessità, è un elemento vitale, ma dentro questo mondo della tecnica bisogna portare delle riflessioni che vengono da molto lontano.

Luciano Valle si definisce un umile traduttore di un discorso che viene dai popoli nativi, i Pellirosse, che in realtà erano dalla parte della ragione, della bellezza, della verità. A loro il presidente Clinton chiese scusa  per quello che i bianchi fecero loro. Proprio i popoli nativi, infatti, hanno insegnato che noi e gli altri esseri della natura siamo una grande famiglia.

Noi dobbiamo stare dentro il mondo della tecnica, ma facendoci ispirare dal loro pensiero, dal pensiero di Zarathustra, da Omero, dal pensiero cristiano e dai grandi testi letterari e filosofici. Nell’Odissea, ad esempio, quando si spiegano le scale di valori, ai vertici non c’è l’uomo; così pure nella Genesi l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, ma non è il dominatore della Creazione. Una percezione letteraria e filosofica dell’esistenza ci aiuta a non sentirci troppo padroni del mondo, troppo sicuri delle nostre creazioni tecnologiche.

Ulisse, quando torna a casa dopo le sue peregrinazioni, non viene riconosciuto dalla moglie, dal figlio; Eubeo non lo riconosce. Viene riconosciuto, invece, dal cane Argo che sta morendo. Al grande eroe scendono lacrime di commozione per questo.

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